mercoledì 18 settembre 2013

Conclusa la raccolta firme a favore della legge di iniziativa popolare Rifiuti Zero


Si conclude con l'invio a Roma di circa 1.500 firme la campagna di raccolta firme a favore della legge di iniziativa popolare “Rifiuti Zero”. 1.500 persone della provincia nissena, in particolare dei comuni di Caltanissetta, San Cataldo e Serradifalco, hanno ancora una volta dimostrato che il cittadino è pronto, anzi, richiede a gran voce, un cambiamento epocale sulla gestione dei rifiuti in una direzione che pian piano sta coinvolgendo tutti i paesi del mondo: quella della strategia “Rifiuti Zero”. Due parole che esprimono sinteticamente un modo di trattare il rifiuto economicamente e ambientalmente sostenibile.

L'iniziativa di legge per la quale sono state raccolte le firme vuole esser ancora una volta uno stimolo per chi oggi amministra un'Italia pesantemente in ritardo sul settore del trattamento dei rifiuti, con addirittura pericolosi indietreggiamenti come dimostrano i mal celati tentativi di introdurre tecnologie più o meno obsolete che puntano alla distruzione del rifiuto invece che alla sua valorizzazione. L'incenerimento del rifiuto, anche a fini di “recupero” energetico, è ormai considerata una pratica diseconomica tant'è che gli efficienti paesi del nord Europa, che da decenni usano prodursi energia tramite i cosiddetti termovalorizzatori, stanno da tempo programmando la dismissione totale di questo modo di trattare il rifiuto a favore di un suo recupero reale. E le recenti crisi dei termovalorizzatori del nord europa, ormai costretti a importare rifiuti dai paesi vicini per mantenere in vita qualcosa che va comunque ammortizzato nei costi, dimostrano senza ombra di dubbio che quei paesi sono già molto avanti in fatto di differenziata e recupero del rifiuto a tal punto da far mancare il combustibile agli inceneritori. E, se ciò non bastasse, questo dimostra altresì che gli inceneritori, nel ciclo di smaltimento dei rifiuti, con tutti i costi e i problemi ambientali che comportano, non sono affatto necessari.

In Sicilia la situazione è ancor più grave che nel resto dell'Italia dove comunque esistono eccellenze in fatto di trattamento dei rifiuti che hanno dato spunti pratici alla stesura dell'iniziativa di legge che verrà presentata al parlamento, accompagnata dalle firme raccolte in tutta Italia, nel prossimo mese di ottobre. Ad oggi, nella nostra regione, si è infatti pensato solamente a ingrandire o addirittura a riaprire discariche esistenti e al collasso tramite azioni fatte in stato di commissariamento che aggirano di fatto molte regole e direttive esistenti nel nostro territorio nazionale, aggravando in questo modo la già pericolosa situazione attuale e rimandando il problema alle generazioni future. Si sta inoltre tentando, quasi sotto banco e comunque cercando di non fare molto clamore, di introdurre tecnologie molto simili a quelle degli inceneritori come gli impianti di pirolisi e di produzione di energia tramite biomasse che all'occorrenza possono essere utilizzati come inceneritori. Paradossalmente però non ci si è occupati con la stessa convinzione di altri tipi di impianti utili al reale recupero del rifiuto come i centri di compostaggio o i centri di selezione e recupero della frazione secca che in un sol colpo abbasserebbero i costi di gestione del rifiuto o quantomeno aumenterebbero, senza aumentare il costo a carico del cittadino, il numero dei posti di lavoro. E di questi tempi le nostre città, i nostri territori, hanno fortemente bisogno di un ciclo industriale capace di auto reggersi e generare sviluppo concreto e sostenibile provocando quindi quel benessere diffuso come avviene in molte parti del mondo dove si è adottata la strategia Rifiuti Zero.

I cittadini sono pronti da tempo per il cambiamento che anche la stessa Europa ci chiede ormai da anni. Non servono sperimentazioni o prove. Ora serve soltanto agire nel più breve tempo possibile per evitare che ancora una volta i cittadini paghino a caro prezzo le inefficienze di chi governa. I nostri amministratori ancora sembrano non aver capito fino in fondo l'opportunità che può dare una strategia che i fatti dimostrano funzionare al di la di ogni credo politico.
Speriamo quindi che questa legge di iniziativa popolare possa rappresentare l'ennesimo giusto stimolo per chi è chiamato a fare primariamente gli interessi della collettività e non dei soliti pochi singoli imprenditori.

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