Si conclude con l'invio
a Roma di circa 1.500 firme la campagna di raccolta firme a favore
della legge di iniziativa popolare “Rifiuti Zero”. 1.500 persone
della provincia nissena, in particolare dei comuni di Caltanissetta,
San Cataldo e Serradifalco, hanno ancora una volta dimostrato che il
cittadino è pronto, anzi, richiede a gran voce, un cambiamento
epocale sulla gestione dei rifiuti in una direzione che pian piano
sta coinvolgendo tutti i paesi del mondo: quella della strategia
“Rifiuti Zero”. Due parole che esprimono sinteticamente un modo
di trattare il rifiuto economicamente e ambientalmente sostenibile.
L'iniziativa di legge
per la quale sono state raccolte le firme vuole esser ancora una
volta uno stimolo per chi oggi amministra un'Italia pesantemente in
ritardo sul settore del trattamento dei rifiuti, con addirittura
pericolosi indietreggiamenti come dimostrano i mal celati tentativi
di introdurre tecnologie più o meno obsolete che puntano alla
distruzione del rifiuto invece che alla sua valorizzazione.
L'incenerimento del rifiuto, anche a fini di “recupero”
energetico, è ormai considerata una pratica diseconomica tant'è che
gli efficienti paesi del nord Europa, che da decenni usano prodursi
energia tramite i cosiddetti termovalorizzatori, stanno da tempo
programmando la dismissione totale di questo modo di trattare il
rifiuto a favore di un suo recupero reale. E le recenti crisi dei
termovalorizzatori del nord europa, ormai costretti a importare
rifiuti dai paesi vicini per mantenere in vita qualcosa che va
comunque ammortizzato nei costi, dimostrano senza ombra di dubbio che
quei paesi sono già molto avanti in fatto di differenziata e
recupero del rifiuto a tal punto da far mancare il combustibile agli
inceneritori. E, se ciò non bastasse, questo dimostra altresì che
gli inceneritori, nel ciclo di smaltimento dei rifiuti, con tutti i
costi e i problemi ambientali che comportano, non sono affatto
necessari.
In Sicilia la
situazione è ancor più grave che nel resto dell'Italia dove
comunque esistono eccellenze in fatto di trattamento dei rifiuti che
hanno dato spunti pratici alla stesura dell'iniziativa di legge che
verrà presentata al parlamento, accompagnata dalle firme raccolte in
tutta Italia, nel prossimo mese di ottobre. Ad oggi, nella nostra
regione, si è infatti pensato solamente a ingrandire o addirittura a
riaprire discariche esistenti e al collasso tramite azioni fatte in
stato di commissariamento che aggirano di fatto molte regole e
direttive esistenti nel nostro territorio nazionale, aggravando in
questo modo la già pericolosa situazione attuale e rimandando il
problema alle generazioni future. Si sta inoltre tentando, quasi
sotto banco e comunque cercando di non fare molto clamore, di
introdurre tecnologie molto simili a quelle degli inceneritori come
gli impianti di pirolisi e di produzione di energia tramite biomasse
che all'occorrenza possono essere utilizzati come inceneritori.
Paradossalmente però non ci si è occupati con la stessa convinzione
di altri tipi di impianti utili al reale recupero del rifiuto come i
centri di compostaggio o i centri di selezione e recupero della
frazione secca che in un sol colpo abbasserebbero i costi di gestione
del rifiuto o quantomeno aumenterebbero, senza aumentare il costo a
carico del cittadino, il numero dei posti di lavoro. E di questi
tempi le nostre città, i nostri territori, hanno fortemente bisogno
di un ciclo industriale capace di auto reggersi e generare sviluppo
concreto e sostenibile provocando quindi quel benessere diffuso come
avviene in molte parti del mondo dove si è adottata la strategia
Rifiuti Zero.
I cittadini sono pronti
da tempo per il cambiamento che anche la stessa Europa ci chiede
ormai da anni. Non servono sperimentazioni o prove. Ora serve
soltanto agire nel più breve tempo possibile per evitare che ancora
una volta i cittadini paghino a caro prezzo le inefficienze di chi
governa. I nostri amministratori ancora sembrano non aver capito fino
in fondo l'opportunità che può dare una strategia che i fatti
dimostrano funzionare al di la di ogni credo politico.
Speriamo quindi che
questa legge di iniziativa popolare possa rappresentare l'ennesimo
giusto stimolo per chi è chiamato a fare primariamente gli interessi
della collettività e non dei soliti pochi singoli imprenditori.
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