Lo scorso 18 Marzo, a
Caltanissetta, è avvenuto un fatto davvero storico di cui purtroppo
pochi ne hanno conoscenza e pochissimi ne hanno appreso la reale
portata. Per la prima volta è stata infatti votata in un consiglio
comunale una delibera voluta, scritta e presentata direttamente dai
cittadini tramite il meccanismo previsto dallo statuto comunale sulle
delibere di iniziativa popolare.
In altri posti una
notizia del genere sarebbe stata sulla bocca di tutti per almeno una
buona settimana, e non solo per il delicato tema trattato dalla
delibera, che lo ricordiamo è la gestione dei rifiuti secondo i
dettami della strategia internazionale “Rifiuti Zero”, ma per il
fatto che un gruppo di persone armate di santa pazienza e tanta tanta
costanza siano riuscite a proporre soluzioni concrete
all'amministrazione servendosi di una piccola forma di democrazia
diretta in un periodo in cui la parola democrazia viene spesso
confusa con la qualità dell'elettore di dare il potere in mano al
“santone di turno” sperando poi nella sua infinità bontà.
Quando si parla di
democrazia diretta bisogna dire che in Italia siamo terribilmente
indietro rispetto ad altri paesi vicini e lontani. Recentemente, a
tal proposito, e per colmare il gap rispetto agli altri paesi, è
stata presentata al parlamento italiano una proposta di legge di
iniziativa popolare denominata “Quorum Zero, più democrazia”,
che punta a introdurre alcuni strumenti tipici della democrazia
diretta anche nel nostro ordinamento. Alcuni di questi punti in
verità ci sono già come la possibilità da parte dei cittadini di
presentare delibere e leggi di iniziativa popolare o chiedere
referendum. Purtroppo però questi strumenti, seppur previsti, non
sortiscono gli effetti voluti perché mal pensati, “mal voluti” e
soprattutto mal applicati. Per farla breve, sono si degli strumenti
di democrazia diretta, ma fortemente limitati e per questo spesso non
utili al perseguimento di quegli obiettivi che i cittadini si danno
per correggere le storture di una democrazia rappresentativa priva di
qualsiasi tipo di credibilità e ormai al collasso. E cosi centinaia
di leggi di iniziativa popolare giacciono impunemente ignorate negli
infiniti scaffali del parlamento senza possibilità alcuna che queste
vengano prese in considerazione e migliaia di delibere si perdono nei
meandri dei comuni italiani.
Sotto questo punto di
vista Caltanissetta meriterebbe gli onori delle cronache perché una
delibera di iniziativa popolare, la prima presentata in assoluto
nella città, dopo “solo” due anni di attesa è stata votata
durante un consiglio comunale in modo talmente trasversale che si
stenta quasi a credere che il fatto sia realmente accaduto.
Tralasciando ora
l'aspetto storico della delibera presentata nel luglio del 2011 dal
“Comitato Permanente in difesa del Cittadino” e corredata di 4000
firme (da statuto sarebbero bastate anche 2000 firme), passiamo a
quello pratico.
La delibera, come detto
precedentemente, contiene in modo più o meno esplicito punti che
fanno riferimento alla strategia internazionale “Rifiuti Zero”.
Un modo di pensare la gestione dei rifiuti alternativa all'attuale
prassi che vede l'uso sconsiderato delle discariche e dei
diseconomici inceneritori/termovalorizzatori e che punta quindi alla
realizzazione di un ciclo integrato che dia una concreta possibilità
di creare ricchezza diffusa attorno al mondo dei rifiuti e quindi una
economia solida e sostenibile. Si potrebbero scrivere libri e libri
sulle poche parole scritte sin qui, ma al momento ci preme
soffermarci su un altro fatto che fra qualche tempo crediamo
sconvolgerà ulteriormente il delicato equilibrio economico delle
famiglie nissene e italiane in genere.
Come ormai tutti sapranno è
in arrivo la TARES, e salvo stravolgimenti dell'ultima ora, peserà
percentualmente molto di più rispetto alla vecchia TARSU. A livello
nazionale qualcuno ha calcolato l'aumento medio pari al 25%.
Purtroppo le medie non tengono conto delle situazioni particolari.
Così nei comuni dove oggi si trattano i rifiuti con criterio,
facendo la differenziata porta a porta magari corredata di un sistema
di premialità, la TARES non è per nulla temuta. In altri posti meno
“fortunati”, dove invece si continua nonostante tutto a conferire
i rifiuti tal quale nelle discariche, la TARES fa e deve fare tanta
paura. Caltanissetta è uno di questi posti meno fortunati e
l'aggravio rispetto alla odiata tassa sui rifiuti TARSU peserà non
meno del 40%.
Sin qui la cattiva
notizia. Quella buona è stata data all'inizio di questo comunicato e
racconta che è stata votata una delibera in consiglio che indica dei
percorsi concreti e utili per ridurre i costi della gestione dei
rifiuti. Ora però è necessario che dalle parole si passi ai fatti.
Il comitato permanente
in difesa del cittadino, congiuntamente al coordinamento dei comitati
di quartiere, ha presentato una ulteriore richiesta di incontro col
consiglio perché assieme alla giunta, all'ATO e ad altri soggetti
economici e politici nisseni si trovino le modalità affinché si
possano rendere operative le linee di intervento così come descritte
nella delibera.
Nell'arco dei pochi
mesi che ci separano dalla prima rata della TARES non si potrà
probabilmente risolvere tutto, ma si potranno quantomeno gettare le
basi per un futuro un po più roseo che preveda una gestione dei
rifiuti più assennata e che riduca i costi a carico del cittadino.
I cittadini la loro
parte l'hanno fatta. Spetta ora alle persone che oggi occupano le
istituzioni proseguire nella via tracciata dalla volontà popolare. I
Comitati e i Movimenti nisseni che assieme al Comitato Permanente in
difesa del cittadino hanno fatto si che in consiglio comunale si
votasse una delibera di iniziativa popolare continueranno a dare il
loro supporto e la loro collaborazione.
Il 18 marzo 2013 è
stato sicuramente un giorno storico per la città di Caltanissetta.
Ci auguriamo che di giornate storiche ne vengano di altre e più
importanti. Giornate che ci facciano guardare al futuro con più
ottimismo e con meno problemi da risolvere.
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