mercoledì 26 ottobre 2011

Dove sono le 4000 firme della delibera di iniziativa popolare?

Tutto tace. Ma chi non ricorda quei bei giorni preestivi in cui alcuni consiglieri presero a cuore le istanze dei cittadini sui problemi dei rifiuti? Quei giorni in cui una piccola parte delle nostre richieste e proposte fu miracolosamente ascoltata, cosa questa che si tramutò nell'adozione di una delibera da parte del consiglio che eliminò di fatto quel beffardo balzello sulla TARSU?
Bei giorni davvero, anche se dopo alcuni mesi, a mente fredda, ci si rende conto che quel “miracolo democratico” fu reso possibile, oltre che all'impegno dei cittadini che spontaneamente si organizzarono per portare all'attenzione delle istituzioni problemi “dimenticati”, dal particolare periodo politico che si viveva nella nostra città. In un momento di transizione dove la giunta perdeva, e perde ancor oggi, pezzi e consensi è stato obiettivamente semplice mettere sotto scacco Sindaco ed ex maggioranza propiziandosi il popolo che sentitamente ha ringraziato.
Ma la cosa più difficile, ed anche la più logica e urgente da fare, è stata ampiamente disattesa anche da quegli stessi consiglieri che in un primo momento si erano spesi, anima e corpo, per far si che determinate proposte venissero seriamente vagliate nell'unica e nella più giusta sede istituzionale: il Consiglio Comunale.
Ci riferiamo alla proposta di delibera di iniziativa popolare sulla riorganizzazione della gestione integrata dei rifiuti a Caltanissetta presentata a suo tempo al consiglio comunale corredata di quattromila firme di altrettanti nisseni che in modo convinto hanno supportato l'azione del "Comitato permanente in difesa del cittadino".
Una proposta che aveva, e ancora oggi ha, il preciso intento di mettere il consiglio comunale nelle condizioni di incidere positivamente sulle sorti della città per quanto riguarda la questione dei rifiuti. Proposta che non vuole quindi assumersi la qualifica di “soluzione a tutti i problemi”, ma che rappresenta un buon punto di partenza e uno stimolo alle istituzioni perché facessero quel che è loro compito: parlare dei problemi della città in modo programmatico, oggettivo e possibilmente risolutivo.
Ci stupisce il fatto che dopo il fallimento del Sindaco di approntare il suo autonomo bando sulla gestione dei rifiuti, e dopo che le competenze in merito sono giustamente ritornate all'ATO che a breve dovrà indire un nuovo bando, nessun consigliere abbia sentito la necessità di portare avanti, nelle sedi istituzionali, un progetto per dare precise disposizioni al Sindaco, alla sua giunta, e quindi all'ATO stesso, su come far partire un piano di gestione dei rifiuti economico, efficiente ma soprattutto condiviso con il resto della cittadinanza, e che magari tenesse proprio conto di quella delibera che molto ha da dire sulla possibilità di avviare un ciclo virtuoso dei rifiuti anche nella nostra città.

Ci stupisce altresì il fatto che nonostante le continue crisi dovute al temuto licenziamento dei netturbini nisseni nessuno abbia colto fra le righe della nostra delibera la possibilità di salvare "capre e cavoli" grazie al possibile abbattimento generale dei costi, dovuto anche al minore conferimento in discarica dei rifiuti, che avrebbe permesso il mantenimento dell'organico, se non addirittura un suo ulteriore aumento, per coprire i nuovi servizi che sarebbero sorti con la raccolta differenziata porta a porta. E invece si è cercato come sempre di spremere soldi dove non era più possibile spremerli, minacciando i nisseni di insopportabili tagli su servizi di vario genere.
Ci piacerebbe dire che la colpa di tale disinteresse sia da addebitarsi allo stesso comitato che dopo aver presentato la proposta ha limitato la sua azione di pressing nei confronti delle istituzioni nella erronea convinzione che lasciar maggior tempo ai Consiglieri, al Sindaco e alla giunta per digerire argomenti così importanti e delicati quali quelli presentati fosse una buona scelta. Ma la verità è che la nostra proposta giace non si sa bene dove nel disinteresse generale di tutti, consiglieri in testa, contro le stesse regole stabilite dallo statuto comunale che richiedono tempi brevi (30 giorni!) per far approdare la delibera in consiglio.

Ma dobbiamo oggettivamente renderci anche conto della situazione. Un sindaco e una giunta, o quel che ne rimane, che non hanno praticamente null'altro da dire. Un consiglio comunale impegnato a tempo pieno a cercare di capire quali equilibri politici vanno definendosi per il futuro, e una città ormai umiliata che giornalmente subisce le inefficienze provocate e perpetrate da chi ha votato due anni fa e che è obiettivamente stanca di scagliarsi contro muri di gomma sordi a ogni utile consiglio.
Tutto questo ci fa senza dubbio pensare che questo Sindaco, la sua striminzita giunta e questo Consiglio mai e poi mai potranno intraprendere seriamente il percorso che abbiamo indicato nella nostra proposta di delibera, perché semplicemente non ci sono le condizioni e soprattutto la volontà di affrontare e risolvere una volta per tutte i reali problemi della città.
E allora la domanda nasce spontanea: come comitato e come cittadini dobbiamo continuare comunque a pressare Consiglio e giunta affinché questi discutano la proposta di delibera popolare in seduta, sapendo che il nostro tempo, nella migliore delle ipotesi, sarebbe tempo sprecato o sarebbe meglio rassegnarsi e risparmiare le proprie forze aspettando giorni e condizioni migliori?

La risposta più semplice sarebbe certamente la seconda ma fortunatamente qualcosa è cambiato negli ultimi anni. I cittadini sono di certo più maturi e consapevoli del loro ruolo e continueranno a denunciare le inefficienze della politica nissena, senza mai stancarsi o abdicare al proprio ruolo.
E' vero, aspetteremo comunque tempi migliori, sperando in una nuova classe dirigente che possa nascere "dal basso" grazie a processi di partecipazione che tengano conto delle reali necessità del cittadino. Ma nel frattempo continueremo a sottolineare le incongruenze politiche che costellano la vita nissena e non solo.

Vogliamo quindi concludere questa ennesima amara lettera ricordando che il Consiglio Comunale si era dato addirittura un codice etico, in cui la parola legalità era il pilastro fondante. Legalità significa rispetto delle regole, e quando 4000 firme vengono ignorate in un procedimento previsto dallo Statuto comunale questo rispetto delle regole viene certamente meno. Allora si farebbe meglio a provare un senso quantomeno di vergogna per come vengono disattese le intenzioni dichiarate e si dovrebbe cercare in extremis di contrapporre ai soliti e inutili proclami che utilizzano la legalità come paravento, fatti concreti all'insegna della vera legalità.

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