Marzo è passato. Ma anche Aprile è passato, e alla fine Maggio passerà
senza che il consiglio comunale cominci la discussione della delibera di
iniziativa popolare così come era stato annunciato a inizio 2012
lasciando ben sperare i cittadini che l'avevano confezionata e
presentata al comune nell'ormai lontano 2011.
Una delibera che parla
di gestione dei rifiuti, sopratutto dal punto di vista comunale, per
attivare quei percorsi che potrebbero migliorare uno stato di fatto
abbastanza vergognoso e che preoccupa più per i problemi che causerà
ancora nel futuro che per quelli fino ad oggi causati.
Cosa ancora
impedisce il consiglio a portare in aula la delibera che fra le altre
cose potrebbe riunire per la prima volta attorno a uno stesso tavolo il
sindaco e la sua amministrazione, tutto il consiglio comunale, l'ATO, i
movimenti politici, i partiti, i comitati e i semplici cittadini per
parlare del futuro della nostra città?
Si è vero. Gli scenari
regionali non sono dei più rosei e scoraggerebbero qualunque
amministrazione. Oggi più che mai nessuno sa chi deve fare e cosa. I
progetti sperimentali presentati dai vari ATO, che rappresentavano in
alcuni casi dei buoni punti di partenza, molto probabilmente non
vedranno mai la luce mentre il piano regionale dei rifiuti continua il
suo percorso ad ostacoli in giro per l'Italia il che complica non di
poco le cose.
A livello locale abbiamo subito, e sicuramente
continueremo a subire, le giustissime proteste dei netturbini ai quali
non vengono corrisposti i loro legittimi stipendi perché in sostanza
l'amministrazione comunale, e quindi l'ATO CL1, non sanno dove
racimolare le enormi somme per pagare un servizio che, non ci
stancheremo mai di ripeterlo, è solo un sistema mangia risorse.
Cosa
fare allora? Ci sono tante, tantissime piccole e grandi cose da fare e
molte di queste sono indicate proprio nella delibera consegnata lo
scorso 2011 corredata di 4000 firme di cittadini che avevano compreso,
forse più di chi ci amministra, che è indispensabile cambiare
immediatamente rotta per non rimanere stritolati da un sistema vecchio e
pericoloso.
E allora, visto e considerato che l'ATO sarà chiamato
nei prossimi mesi per l'ennesima volta a fare un bando “d'emergenza” per
ri-prorogare l'attuale servizio, perché il consiglio non prende la
palla al balzo e non provvede a convocare tutti gli attori sopra
indicati proprio per parlare di gestione di rifiuti in città nella sede
istituzionale per eccellenza quale è il consiglio comunale? Molti ATO
siciliani, nella stessa emergenza in cui si trova quello nisseno, sono
comunque riusciti a fare cose egregie. A Delia, ATO CL2, per chi se lo
fosse dimenticato, si è riusciti a raggiungere comunque il 58% di
raccolta differenziata e a risparmiare migliaia di euro a vantaggio
della collettività. E la banalissima scusa che loro, al contrario di
Caltanissetta, sono un piccolo paese dove è più facile fare certe cose
non regge perché sennò non si spiegherebbe il fatto che a Reggio Emilia,
Capannori, Salerno, San Francisco (7,468,390 abitanti che con la
differenziata porta a porta sono al 78% di raccolta differenziata,
grattacieli e villette comprese!!!), che sono realtà decisamente più
grandi della nostra si sia riuscito nell'arco di pochissimi anni, e in
alcuni casi mesi, a trasformare un problema in risorsa.
Le cose basta volerle e poi saperle ottenere.
Un
gruppo di cittadini, al di fuori di logiche partitiche o di
appartenenze politiche, più di un anno fa hanno scritto la delibera che
grazie a 4000 firme raccolte in soli 4 giorni è stata presentata al
comune. Per legge sarebbero dovuti passare non più di 30 giorni per
portarla in aula consiliare dal momento della presentazione. Ma proprio
per la complessità degli argomenti trattati i cittadini non hanno
insistito che fosse mantenuta tassativamente la tempistica prevista
dallo statuto comunale per dare modo ai consiglieri di preparare al
meglio un lavoro di vitale importanza.
Abbiamo avuto nei mesi
precedenti e successivi alla consegna della delibera tanti consensi non
solo da parte dei tanti altri cittadini che hanno saputo solo in ritardo
delle attività del “Comitato permanente in difesa del cittadino”, ma
anche da parte di movimenti politici e partiti, alcuni dei quali si
trovano oggi nelle condizioni di riprendere quell'iter al comune che ad
oggi sembra essersi impantanato non si sa bene dove e perché.
A loro,
e a tutti e trenta i consiglieri, chiediamo uno scatto di orgoglio. Che
rispettino la volontà dei cittadini, lo statuto comunale ma soprattutto
la parola che loro stessi hanno dato a persone che hanno messo a
disposizione gratuitamente il loro tempo, la loro passione, la loro
faccia e le loro risorse per cercare di risolvere un problema grave
della nostra città.
Non è più tempo di rimandare. E' tempo di agire.
Comitato Permanente in Difesa del Cittadino
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